TONI GRIGI nasce dentro Diario Grigio.
Non come progetto a sé, ma come qualcosa che cresceva ai lati.
Mentre lavoravo al libro, queste immagini continuavano a emergere da sole, come se Diario Grigio fosse la loro “mamma”, in qualche modo, restano legate.
Sono mezzi busti, maschere, volti che stanno a metà tra umano e animale.
Non cercano di essere belli, anzi. Sono ruvidi, pesanti, a volte proprio difficili da guardare.
Portano dentro lo stesso respiro di Diario Grigio: ansia, fatica, quel senso di oppressione che ti rimane addosso anche quando non sai da dove viene.
Non raccontano una storia lineare, ma amplificano quello stato, lo rendono più visivo, più diretto.
TONI GRIGI esiste grazie a Diario Grigio, ma si muove per conto suo.
È come un’estensione più istintiva, meno filtrata.
Non serve capirlo fino in fondo: basta starci davanti e vedere cosa resta.